mercoledì 29 novembre 2006
posted by A.S.Cu.S. at 14:10

Nel 1998 una ricerca condotta dall’ONU e dall’or­ganiz­zazione internazionale di tutela dell’infanzia Save The Children ha acceso i riflettori su una delle più gravi violazioni dei diritti dell’infanzia: il fenomeno dei bambini soldato. La ricerca ha rilevato che in quel periodo e almeno fino al 2003, oltre 300.000 minori combattevano attivamente in più di 30 paesi del mondo.

Secondo un recente rapporto dell’ONU (2006), in seguito al concludersi delle ostilità in diversi paesi del mondo come l’Afghanistan, l’Angola o la Sierra Leone e grazie all’impegno della cooperazione internazionale il numero dei bambini-soldato è oggi sceso a 250.000. Una buona notizia che non deve però far dimenticare che bambini-soldato sono stati arruolati nei nuovi conflitti in Costa d’Avorio e Sudan o che in Stati come la Colombia o il Myanmar non si sono registrati sostanziali progressi nella lotta al fenomeno.

- Chi sono i bambini-soldato?

La maggior parte sono adolescenti di età compresa tra 15 e 18 anni, moltissimi partecipano ai conflitti anche in più giovane età.

Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro Stato, altri fanno parte di gruppi armati di opposizione ai governi; in ambedue i casi sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in alcuni casi, ad una esecuzione sommaria.

Riempiti di droghe ed anfetamine, per sopportare addestramenti e missioni crudeli, i ragazzi vengono reclutati per adempiere una molteplicità di compiti all’interno degli eserciti e dei gruppi paramilitari. Mandati avanti sui campi minati per aprire la strada ai combattenti, gli adolescenti ma­ni­polano quotidianamente armi ed esplosivi, guidano i combattenti nei villaggi, spiano il nemico, cucinano e eseguono ogni tipo di lavoro domestico. Di frequente subiscono abusi sessuali da parte dei militari.

Anche migliaia di bambine sono coinvolte nel fenomeno: dal 1990 ad oggi si stima che in almeno 57 paesi donne e bambine sono state membri di forze armate; in 39 di questi hanno direttamente partecipato al conflitto dopo essere state rapite e costrette a subire violenze sessuali.

Se numerosi bambini-soldato vengono arruolati con la forza o rapiti dai militari nei loro villaggi di origini, molti altri scelgono volontariamente di raggiungere gli eserciti. In questo caso le cause possono essere diverse, per lo più lo fanno per sopravvivere, per fame o bisogno di protezione. Nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, nel '97 da 4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all'invito, fatto via radio, di arruolarsi: erano per la maggior parte ragazzi di strada. Un altro motivo può essere rintracciato nella cultura della violenza in cui crescono i bambini o dal desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o la loro comunità. Una ricerca condotta dall'Ufficio dei Quaccheri di Ginevra mostra come la maggioranza dei ragazzi che si arruola volontariamente nelle truppe di opposizione lo fa dopo aver subito personalmente delle violenze od essere stata testimone di orrori commessi nei confronti dei propri famigliari da parte delle truppe governative.

- Una questione planetaria

In oltre 85 paesi centinaia di migliaia di bambini vengono arruolati da forze militari governative o paramilitari, gruppi di opposizione e minoranze etniche e religiose. In almeno 30 pae­si minori di 18 anni hanno partecipato a recenti conflitti armati.

In AFRICA, continente che detiene il triste primato della diffusione del fenomeno, oltre 100.000 bambini-soldato, alcuni di appena nove anni, hanno partecipato a conflitti armati nel corso del 2004. I piccoli combattenti hanno direttamente preso parte alle ostilità in Angola, Burundi, Costa d’Avorio, Congo-Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Liberia, Ruanda, Somalia, Sudan ed Uganda.

In ASIA migliaia di bambini sono membri di forze armate e quotidianamente coinvolti in guerre e atrocità. Nel Myanmar, dove le forze armate governative arruolano ed utilizzano bambini a partire dai 12 anni, circa 70.000 bambini continuano a far parte degli eserciti statali. Bambini-soldato combattono anche in Afghanistan, India, Indonesia, Laos, Filippine e Sri Lanka.

In MEDIO ORIENTE il fenomeno è presente in Iran, Iraq, Israele, nei territori occupati palestinesi così in alcuni gruppi tribali dello Yemen.

In AMERICA LATINA si stima che 14.000 bambini sono stati arruolati in gruppi armati. In Colombia il numero dei bambini utilizzati dalle forze paramilitari risulta salito a circa 11.000 unità. Nelle favelas dell’ America Latina adolescenti e bambini costituiscono in molti casi la mano armata delle bande che si spartiscono il commercio della droga.

In OCCIDENTE paesi ricchi e democratici come Austria, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti continuano a tollerare nei loro eserciti l’arruolamento volontario di minori di 18 anni.

- Le cause all’origine del fenomeno

Se povertà e assenza di prospettive caratterizzano gran parte dei paesi coinvolti dal fenomeno dei bambini-soldato, molteplici altri fattori contribuiscono ad aggravare ulteriormente la situazione. L’assenza dell’apparato statale, di cui la mancanza di strutture scolastiche è uno dei simboli più evidenti, è spesso la conseguenza di anni di guerra o di devastanti conflitti interni.
Il cambiamento della natura della guerra, diventata prevalentemente etnica e religiosa, lo spostamento del suo asse nei Paesi in via di sviluppo in seguito alla fine della guerra fredda, il coinvolgimento della popolazione civile, le mi­gra­zioni e lo sradicamento territoriale sono spesso le premesse di situazioni locali che con­ducono i piccoli guerrieri sui campi di battaglia.

Strettamente connessa al fenomeno è anche la crescita della diffusione delle armi leggere. In continua proliferazione per il loro basso costo, kalashnikov, mitra, e fucili sono facilmente trasportabili ed utilizzabili anche da bambini, dopo soli pochi giorni di addestramento.

I ragazzi, inoltre, non chiedono paghe e si fanno indottrinare più facilmente di un adulto, affrontano il pericolo con maggior incoscienza (per esempio attraverso campi minati o intrufolandosi nei territori nemici come spie).

L’aumento della durata dei conflitti rende inoltre sempre più urgente trovare nuove reclute per rimpiazzare le perdite. Ciò spinge a ricorrere a ragazzi di età inferiore a quanto stabilito dalla legge, che vengono arruolati senza rispettare le procedure normali di reclutamento o perché non hanno documenti che dimostrino la loro vera età.

Una realtà dalle conseguenze devastanti

Per i ragazzi che sopravvivono alla guerra e non hanno riportato ferite o mutilazioni, le conseguenze sul piano fisico sono comunque gravi: denutrizione, malattie della pelle, patologie respiratorie, AIDS.

Permangono inoltre le ripercussioni psicologiche dovute al fatto di essere stati testimoni o aver commesso atrocità: senso di panico ed incubi possono perseguitare i ragazzi per anni.

Si aggiungano le conseguenze di carattere sociale: le difficoltà nell’inserirsi nuova-mente in famiglia e del riprendere gli studi spesso è tale che i ragazzi non riescono ad affrontarla. Le ragazze, dopo essere state nell’esercito, sono ripudiate dalla comunità di origine, non riescono a sposarsi e finiscono col diventare prostitute.

L’uso dei bambini-soldato ha ripercussioni anche sugli altri ragazzi che rimangono nell’area del conflitto, perché tutti diventano sospettabili in quanto potenzialmente nemici. Il rischio è che vengano uccisi, interrogati, fatti prigionieri.

Qualche volta i bambini soldato possono rappresentare un rischio anche per la popolazione civile in senso lato: in situazioni di tensione sono meno capaci di autocontrollo degli adulti e quindi in più ampia misura dal “grilletto facile”.

Per quanto molti Stati siano riluttanti ad ammetterlo, l’uso dei bambini-soldato può essere considerato come una forma di lavoro illegittimo per la natura pericolosa del lavoro. L’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIL) riconosce che “il concetto di età minima per l’ammissione all’impiego o lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui si svolge, porti un rischio per la salute, la sicurezza fisica o morale dei giovani, può essere applicata anche al coinvolgimento nei conflitti armati”. L’età minima, secondo la Convenzione n.138, corrisponde a 18 anni.

Ricerche ONU hanno mostrato come la maggior parte dei ragazzi che diventano soldati in tempo di guerra siano soggetti allo sfruttamento lavorativo in tempo di pace.
La maggioranza dei bambini-soldato appartiene a queste categorie:
separati dalle famiglie (orfani, rifugiati non accompagnati, figli di single)
provenienti da situazioni economiche o sociali svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada, sfollati)
abitanti nelle zone “calde” del conflitto

Chi vive nei campi profughi è particolarmente a rischio di sfruttamento da parte di gruppi armati. Le famiglie e le comunità sono distrutte, i ragazzi sono abbandonati a se stessi e la situazione è di grande incertezza. I rifugiati sono così spesso alla mercé dei gruppi armati.

- Tutele giuridiche internazionali

I Protocolli Addizionali della Convenzione di Ginevra del 1949 (1977) stabiliscono a 15 anni l’età minima per il reclutamento nelle forze armate dello Stato e nei gruppi armati e per il coinvolgimento alle ostilità in conflitti armati internazionali o nazionali

La Convenzione internazionale sui diritti del bambino (1989) I bambini hanno diritto alla vita (art. 6), alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario (art. 24), il diritto di esprimere la propria opinione (art. 12), di avere un'istruzione (art. 28 e 29), quello di giocare (art. 31), e quello di essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso (art. 34).

Lo Statuto della Corte Penale Internazionale (1998) stabilisce che la Corte Penale avrà competenza sui crimini di guerra e che l’arruolamento di bambini e l’uso in combattimento di ragazzi al di sotto di 15 anni di età è un crimine di guerra

La Convenzione OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sulle peggiori forme di lavoro minorile (1999) introduce misure per proibire ed eliminare le peggiori forme di lavoro minorile, fra cui anche il reclutamento e l’arruolamento forzato di bambini negli eserciti

La Carta Africana sui Diritti e il Benessere del Bambino (1999) stabilisce che gli Stati devono prendere tutte le misure necessarie per evitare che minori di 18 anni prendano parte alle ostilità e non vengano arruolati

Il Protocollo Opzionale della Convenzione ONU per i Diritti del Bambino sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (2002) eleva a 18 anni l’età minima per partecipare direttamente alle ostilità o per essere arruolati in gruppi armati. Volontari possono essere reclutati negli eserciti a partire da 16 anni ma solo con particolari tutele

- Quali soluzioni?

Nonostante le disposizioni protettive del diritto internazionale umanitario, la tutela concreta dei minori di 18 anni contro il loro arruolamento e la loro partecipazione alle guerre del pianeta non è garantita.

Mentre appaiono sempre più evidenti i devastanti effetti degli investimenti militari realizzati a scapito di quelli sociali in diversi paesi del mondo così come le responsabilità occidentali riguardo il commercio di armi nei paesi in via di sviluppo, la risposta della cooperazione internazionale al fenomeno dei bambini soldato si è concentrata su programmi di Disarmo, Demobilitazione e Reinserimento sociale (DDR). Rivolti agli ex bambini-soldato durante e dopo il conflitto armato in un determinato paese, i singoli programmi consistono nel disarmo o nella consegna volontaria da parte dei ragazzi, nel loro congedo dai gruppi armati ai quali erano affiliati e nel loro reinserimento all’interno della società. Riunificazione familiare, ritorno a scuola, supporto psico-sociale per superare i traumi subiti sono gli strumenti di una ricos­tru­zione di una “normalità” volta a favorire il recupero degli adolescenti.

La coalizione internazionale “Stop the use of child soldiers”, nata nel 1998 è oggi la più importante rete di organizzazioni umanitarie non governative che si interessa al fenomeno dei bambini-soldato (Amnesty International, Human Rights Watch, International Federation Terre des Hommes, International Save the Children Alliance, Jesuit Refugee Service, ONU, World Vision International). Presente in 35 paesi, oltre a sostenere progetti nazionali di recupero la coalizione cerca di sensi­biliz­zare l’opinione pubblica sulla questione e fare pressione sui governi al fine di spingere il maggior nu­mero possibile di Stati a ratificare le convenzioni interna­zio­nali sulla tutela dei diritti dell’infanzia.

Fra le altre iniziative e campagne sulla questione:
>“Control Arms”, rete internazionale di denuncia contro la diffusione incontrollata delle armi leggere e l’utilizzo in guerra dei bambini-soldato
>“Giornata del disarmo dei bambini” organizzata ogni 8 dicembre dalla fondazione Mago Sales in diverse piazze d’Italia. In questa occasione i bambini sono invitati a deporre simbolicamente le proprie armi giocattolo in cambio di una bacchetta magica come simbolo di pace.

Etichette:

 
martedì 28 novembre 2006
posted by A.S.Cu.S. at 14:13

Dal 1986 a oggi nel nord del Paese circa 15.000 guerriglieri dell’Esercito di Resistenza del Signore (Lra), capeggiati dal fondamentalista cristiano Joseph Kony ed appoggiati dal Sudan combattono contro l’esercito governativo.
Dal 1997 a oggi: nell’ovest del Paese guerriglieri islamici delle Forze Democratiche Alleate (Adf), appoggiati dal Sudan e dalla Repubblica Democratica del Congo combattono contro l’esercito governativo.

I gruppi ribelli mirano a prendere il controllo del Paese. Non sono comunque chiare le ragioni che hanno spinto la formazione di Joseph Kony a prendere le armi. L’Lra sostiene infatti di combattere per assicurare maggiori diritti alla popolazione Acholi, che abita la parte settentrionale del Paese, ma finora le peggiori atrocità compiute dai ribelli hanno avuto come bersaglio proprio gli Acholi.

Breve storia del Lra: Kony, una sorta di sciamano bellico, profeta esaltato che intreccia Bibbia e violenza, animismo e paranormalità è il comandante di un esercito di tremila soldati definito Lord’s resistance Army (Lra), che viene protetto dal regime islamico del Sudan. L’Lra si oppone al governo centrale dell’Uganda controllato dal filoamericano Yoveri Museveni. Quest’ultimo usa gli aiuti internazionali incrementando le spese militari e giustificando le mancate riforme democratiche con l’emergenza imposta dalla guerra. Museveni appartiene all’etnia bantu (diffusa nell’Uganda meridionale) e lotta contro gli antagonisti Acholi presenti nel nord, tenendo instabile la frontiera col Sudan. Il regime sudanese dà rifugio e procura armi alle bande di Kony, poiché contribuiscono a tenere sotto scacco le tribù in rivolta del Sud. Da qui, gli assassini subalterni del cosiddetto sciamano fanno scorrerie nel Nord Uganda popolato dagli Acholi, ai quali appartiene anche Kony, ma che ugualmente vengono massacrati, violentati e rapiti. Nelle province ugandesi più colpite dall’Lra (Gulu, Kitgum, Pader) villaggi e terreni sono desertificati. Nei campi profughi la presenza delle forze dell’ordine legate a Museveni è incerta (dieci soldati per diecimila profughi) e di notte si fa evanescente. I banditi attaccano anche le missioni, come è accaduto a suore comboniane che ospitavano 150 bambine, tutte sequestrate.
I bambini rapiti, se molto piccoli, fanno i trasportatori, altrimenti i soldati. Per diventare bambini-soldato è previsto il rito di iniziazione militare: devono uccidere in gruppo altri bambini e ragazzi, assistere e compiere mutilazioni, trucidare corpi e spezzettarli, anche se si tratta di parenti stretti. La pena per il rifiuto è lo stesso trattamento. Vengono eliminati e gravemente amputati anche solo per non voler sparare. Così si diventa bambini-soldato nell’esercito/setta di Kony. Oggi, quando arriva il buio e stanno per piombare i criminali, dai campi profughi e dai villaggi migliaia di bambini si riversano nelle città, dove il presidio dei governativi è più attendibile. Li chiamano i night’s commuters, pendolari della notte. Alcuni bambini-soldato sono riusciti a fuggire dal Lra, altri hanno fallito e sono stati per questo uccisi in maniera atroce. Spesso i ragazzi che si salvano vengono nuovamente arruolati nell’esercito governativo per la loro esperienza nel conflitto. Nell’esercito nazionale ugandese esiste un reparto diverso da tutti gli altri. I militari lo chiamano Unità 105. I membri delle organizzazioni umanitarie e della società civile ugandese ed internazionale lo conoscono come il battaglione degli ex bambini-soldato, cui vengono date un’uniforme ed un’arma per tornare a combattere.

- Situazione attuale

Mentre la ribellione dell’Adf non ha mai causato grossi problemi all’esercito ugandese, le operazioni belliche nel nord del Paese hanno devastato i distretti settentrionali. I ribelli compiono continue scorribande nei villaggi, bruciando case, massacrando civili e sequestrando bambini, che diventano a loro volta miliziani coatti.
Le offensive condotte dall’esercito tra la fine del 2004 e il 2005 e l’arresto di alcuni dei più importanti capi ribelli hanno però indebolito nuovamente l’Lra. Inoltre, la pace siglata in Sudan tra governo centrale e guerriglieri del Spla (Sudan People’s Liberation Army) ha portato le autorità di Khartoum a interrompere le forniture ed il sostegno ai ribelli ugandesi. Nonostante l’Lra continui ad avere le sue basi più importanti nel Sudan meridionale, un accordo più volte rinnovato tra Kampala e Khartoum permette all’esercito ugandese di sconfinare per dare la caccia ai ribelli, ora braccati ora anche dagli uomini del Spla. Il momento difficile che vive l’Lra è testimoniato anche dalla riduzione dei raid contro i civili. Si stima che i ribelli possano contare al momento su poche centinaia di uomini, 300 dei quali sono sconfinati in Congo nell’ottobre 2005 per sfuggire agli attacchi dell’esercito ugandese.
Le trattative di pace sono riprese nel luglio 2006, in conseguenza degli sforzi di mediazione sudanesi. Il governo ugandese ha offerto un’amnistia al leader ribelle Joseph Kony per favorire il raggiungimento di un accordo, ma al momento Kony non sembra intenzionato a recarsi a Juba, nel Sudan meridionale, per incontrare la delegazione governativa. In queste condizioni non è chiaro se le trattative avranno un esito positivo, anche perché in passato i ribelli hanno più volte sfruttato le tregue per rinserrare i ranghi e riprendere con maggior vigore la lotta armata.

Il governo riceve armi da Stati Uniti, Sudafrica, Cina, Russia, Bulgaria, Polonia; i guerriglieri dell’Lra e delle Adf (fino al 2003) dal Sudan.

Si calcola che le vittime del conflitto, che dura da 20 anni, siano circa 12.000. Si calcola che siano 25.000 i bambini che hanno subito violenza o sono stati forzatamente arruolati da parte dei guerriglieri dell’Lra, mentre i profughi nell’area sono oltre 1.700.000.

Etichette:

 
domenica 26 novembre 2006
posted by A.S.Cu.S. at 19:22

Il 24 Novembre presso la Sala delle Bandiere a Palazzo Valentini, Roma, ASCuS ha presentato un convegno sulla realtà dei bambini soldato. Sono intervenuti:

- John Baptist Onama ex bambino soldato, oggi docente universitario di Europrogettazione Università di Padova;
- Prof. N. Acocella , Prof Ordinario di Politica Economica facoltà di Economia e Commercio, La Sapienza di Roma;
- Dott.ssa F.Nomis Responsabile Campagne Italia SAVE THE CHILDREN;
- Prof. G. Rufini Presidente VOICE (rete ONG italiane);
- Dott. N. Simeone Vicepresidente Consiglio provinciale di Roma.

Con il progetto Bambini in Guerra , ASCuS vuole sviluppare un percorso di sensibilizzazione, all’interno di alcune scuole romane, sull’importanza dell’educazione nelle zone di conflitto, con particolare riferimento al fenomeno dei bambini-soldato. A tal fine, ASCuS ha organizzato una giornata di dibattito e di confronto sul tema della violazione dei diritti fondamentali dei minori.
La giornata prevede il prezioso apporto di esperti in tema di diritti dei minori e del fenomeno dei bambini-soldato così come il rilevante contributo di rappresentanti di organismi che riportano reali esperienze sul campo.
Nel corso del convegno avrà luogo la proiezione di un filmato creato da giovani cooperanti allo sviluppo che analizza il fenomeno dei bambini-soldato nella sua globalità.
Come già accennato, quest’incontro è considerato da ASCuS come il punto di partenza di un più ampio progetto di sensibilizzazione da svilupparsi in alcune scuole del territorio capitolino, dove, a seguito della proiezione del filmato, è prevista l’organizzazione di giornate-dibattito con la partecipazione degli alunni e del corpo docente.
L’obiettivo della manifestazione è quello perciò di:

1. Promuovere e presentare una maggiore conoscenza del fenomeno dei bambini soldato sul territorio di Roma;

2. Promuovere una maggiore consapevolezza e conoscenza dei diritti dei bambini, attraverso il prezioso contributo di esperti relatori ed ospiti;

3. Promuovere con le scuole romane un percorso di incontri e confronti con gli studenti volti alla conoscenza di una realtà di diritti violati per giovani spesso coetanei.

Etichette:

 
sabato 25 novembre 2006
posted by A.S.Cu.S. at 19:57

L’Associazione Socio Culturale “lo Spettro” (ASCuS) nasce nel 2005, dall’iniziativa di un gruppo di giovani sensibili a dar voce alle problematiche delle fasce più deboli della popolazione, ai temi della conoscenza interculturale, della consapevole percezione dello stato di guerra e sensibili a dar visibilità alle conseguenze che i conflitti hanno sulle popolazioni civili.
In particolare, ASCuS ha iniziato un percorso di sensibilizzazione e di attenzione su una specifica fascia di popolazione, i bambini, con l’attuazione di un progetto di studio-ricerca che ha affrontato il fenomeno migratorio a partire dall’integrazione delle seconde generazioni di migranti nelle scuole romane.
ASCuS ha proposto un incontro-dibattito su una delle più gravi violazioni dei diritti umani: i bambini soldato. Con il contributo della Provincia di Roma e di autorevoli esperti del fenomeno, la giornata mondiale del bambino è stata celebrata con un incontro/dibattito con i bambini delle scuole.
Oggi Ascus si propone di affrontare Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale con un contributo che faccia accendere i riflettori su un tema che sempre più, anche a causa della crisi globale, investe il nostro paese, la nostra provincia, la città di Roma.

Etichette: