Dal 1997 a oggi: nell’ovest del Paese guerriglieri islamici delle Forze Democratiche Alleate (Adf), appoggiati dal Sudan e dalla Repubblica Democratica del Congo combattono contro l’esercito governativo.
I gruppi ribelli mirano a prendere il controllo del Paese. Non sono comunque chiare le ragioni che hanno spinto la formazione di Joseph Kony a prendere le armi. L’Lra sostiene infatti di combattere per assicurare maggiori diritti alla popolazione Acholi, che abita la parte settentrionale del Paese, ma finora le peggiori atrocità compiute dai ribelli hanno avuto come bersaglio proprio gli Acholi.
Breve storia del Lra: Kony, una sorta di sciamano bellico, profeta esaltato che intreccia Bibbia e violenza, animismo e paranormalità è il comandante di un esercito di tremila soldati definito Lord’s resistance Army (Lra), che viene protetto dal regime islamico del Sudan. L’Lra si oppone al governo centrale dell’Uganda controllato dal filoamericano Yoveri Museveni. Quest’ultimo usa gli aiuti internazionali incrementando le spese militari e giustificando le mancate riforme democratiche con l’emergenza imposta dalla guerra. Museveni appartiene all’etnia bantu (diffusa nell’Uganda meridionale) e lotta contro gli antagonisti Acholi presenti nel nord, tenendo instabile la frontiera col Sudan. Il regime sudanese dà rifugio e procura armi alle bande di Kony, poiché contribuiscono a tenere sotto scacco le tribù in rivolta del Sud. Da qui, gli assassini subalterni del cosiddetto sciamano fanno scorrerie nel Nord Uganda popolato dagli Acholi, ai quali appartiene anche Kony, ma che ugualmente vengono massacrati, violentati e rapiti. Nelle province ugandesi più colpite dall’Lra (Gulu, Kitgum, Pader) villaggi e terreni sono desertificati. Nei campi profughi la presenza delle forze dell’ordine legate a Museveni è incerta (dieci soldati per diecimila profughi) e di notte si fa evanescente. I banditi attaccano anche le missioni, come è accaduto a suore comboniane che ospitavano 150 bambine, tutte sequestrate.
I bambini rapiti, se molto piccoli, fanno i trasportatori, altrimenti i soldati. Per diventare bambini-soldato è previsto il rito di iniziazione militare: devono uccidere in gruppo altri bambini e ragazzi, assistere e compiere mutilazioni, trucidare corpi e spezzettarli, anche se si tratta di parenti stretti. La pena per il rifiuto è lo stesso trattamento. Vengono eliminati e gravemente amputati anche solo per non voler sparare. Così si diventa bambini-soldato nell’esercito/setta di Kony. Oggi, quando arriva il buio e stanno per piombare i criminali, dai campi profughi e dai villaggi migliaia di bambini si riversano nelle città, dove il presidio dei governativi è più attendibile. Li chiamano i night’s commuters, pendolari della notte. Alcuni bambini-soldato sono riusciti a fuggire dal Lra, altri hanno fallito e sono stati per questo uccisi in maniera atroce. Spesso i ragazzi che si salvano vengono nuovamente arruolati nell’esercito governativo per la loro esperienza nel conflitto. Nell’esercito nazionale ugandese esiste un reparto diverso da tutti gli altri. I militari lo chiamano Unità 105. I membri delle organizzazioni umanitarie e della società civile ugandese ed internazionale lo conoscono come il battaglione degli ex bambini-soldato, cui vengono date un’uniforme ed un’arma per tornare a combattere.
- Situazione attuale
Mentre la ribellione dell’Adf non ha mai causato grossi problemi all’esercito ugandese, le operazioni belliche nel nord del Paese hanno devastato i distretti settentrionali. I ribelli compiono continue scorribande nei villaggi, bruciando case, massacrando civili e sequestrando bambini, che diventano a loro volta miliziani coatti.
Le offensive condotte dall’esercito tra la fine del 2004 e il 2005 e l’arresto di alcuni dei più importanti capi ribelli hanno però indebolito nuovamente l’Lra. Inoltre, la pace siglata in Sudan tra governo centrale e guerriglieri del Spla (Sudan People’s Liberation Army) ha portato le autorità di Khartoum a interrompere le forniture ed il sostegno ai ribelli ugandesi. Nonostante l’Lra continui ad avere le sue basi più importanti nel Sudan meridionale, un accordo più volte rinnovato tra Kampala e Khartoum permette all’esercito ugandese di sconfinare per dare la caccia ai ribelli, ora braccati ora anche dagli uomini del Spla. Il momento difficile che vive l’Lra è testimoniato anche dalla riduzione dei raid contro i civili. Si stima che i ribelli possano contare al momento su poche centinaia di uomini, 300 dei quali sono sconfinati in Congo nell’ottobre 2005 per sfuggire agli attacchi dell’esercito ugandese.
Le trattative di pace sono riprese nel luglio 2006, in conseguenza degli sforzi di mediazione sudanesi. Il governo ugandese ha offerto un’amnistia al leader ribelle Joseph Kony per favorire il raggiungimento di un accordo, ma al momento Kony non sembra intenzionato a recarsi a Juba, nel Sudan meridionale, per incontrare la delegazione governativa. In queste condizioni non è chiaro se le trattative avranno un esito positivo, anche perché in passato i ribelli hanno più volte sfruttato le tregue per rinserrare i ranghi e riprendere con maggior vigore la lotta armata.
Il governo riceve armi da Stati Uniti, Sudafrica, Cina, Russia, Bulgaria, Polonia; i guerriglieri dell’Lra e delle Adf (fino al 2003) dal Sudan.
Si calcola che le vittime del conflitto, che dura da 20 anni, siano circa 12.000. Si calcola che siano 25.000 i bambini che hanno subito violenza o sono stati forzatamente arruolati da parte dei guerriglieri dell’Lra, mentre i profughi nell’area sono oltre 1.700.000.
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