Secondo un recente rapporto dell’ONU (2006), in seguito al concludersi delle ostilità in diversi paesi del mondo come l’Afghanistan, l’Angola o la Sierra Leone e grazie all’impegno della cooperazione internazionale il numero dei bambini-soldato è oggi sceso a 250.000. Una buona notizia che non deve però far dimenticare che bambini-soldato sono stati arruolati nei nuovi conflitti in Costa d’Avorio e Sudan o che in Stati come la Colombia o il Myanmar non si sono registrati sostanziali progressi nella lotta al fenomeno.
- Chi sono i bambini-soldato?
La maggior parte sono adolescenti di età compresa tra 15 e 18 anni, moltissimi partecipano ai conflitti anche in più giovane età.
Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro Stato, altri fanno parte di gruppi armati di opposizione ai governi; in ambedue i casi sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in alcuni casi, ad una esecuzione sommaria.
Riempiti di droghe ed anfetamine, per sopportare addestramenti e missioni crudeli, i ragazzi vengono reclutati per adempiere una molteplicità di compiti all’interno degli eserciti e dei gruppi paramilitari. Mandati avanti sui campi minati per aprire la strada ai combattenti, gli adolescenti manipolano quotidianamente armi ed esplosivi, guidano i combattenti nei villaggi, spiano il nemico, cucinano e eseguono ogni tipo di lavoro domestico. Di frequente subiscono abusi sessuali da parte dei militari.
Anche migliaia di bambine sono coinvolte nel fenomeno: dal 1990 ad oggi si stima che in almeno 57 paesi donne e bambine sono state membri di forze armate; in 39 di questi hanno direttamente partecipato al conflitto dopo essere state rapite e costrette a subire violenze sessuali.
Se numerosi bambini-soldato vengono arruolati con la forza o rapiti dai militari nei loro villaggi di origini, molti altri scelgono volontariamente di raggiungere gli eserciti. In questo caso le cause possono essere diverse, per lo più lo fanno per sopravvivere, per fame o bisogno di protezione. Nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, nel '97 da 4.000 a 5.000 adolescenti hanno aderito all'invito, fatto via radio, di arruolarsi: erano per la maggior parte ragazzi di strada. Un altro motivo può essere rintracciato nella cultura della violenza in cui crescono i bambini o dal desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o la loro comunità. Una ricerca condotta dall'Ufficio dei Quaccheri di Ginevra mostra come la maggioranza dei ragazzi che si arruola volontariamente nelle truppe di opposizione lo fa dopo aver subito personalmente delle violenze od essere stata testimone di orrori commessi nei confronti dei propri famigliari da parte delle truppe governative.
- Una questione planetaria
In oltre 85 paesi centinaia di migliaia di bambini vengono arruolati da forze militari governative o paramilitari, gruppi di opposizione e minoranze etniche e religiose. In almeno 30 paesi minori di 18 anni hanno partecipato a recenti conflitti armati.
In AFRICA, continente che detiene il triste primato della diffusione del fenomeno, oltre 100.000 bambini-soldato, alcuni di appena nove anni, hanno partecipato a conflitti armati nel corso del 2004. I piccoli combattenti hanno direttamente preso parte alle ostilità in Angola, Burundi, Costa d’Avorio, Congo-Brazzaville, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Liberia, Ruanda, Somalia, Sudan ed Uganda.
In ASIA migliaia di bambini sono membri di forze armate e quotidianamente coinvolti in guerre e atrocità. Nel Myanmar, dove le forze armate governative arruolano ed utilizzano bambini a partire dai 12 anni, circa 70.000 bambini continuano a far parte degli eserciti statali. Bambini-soldato combattono anche in Afghanistan, India, Indonesia, Laos, Filippine e Sri Lanka.
In MEDIO ORIENTE il fenomeno è presente in Iran, Iraq, Israele, nei territori occupati palestinesi così in alcuni gruppi tribali dello Yemen.
In AMERICA LATINA si stima che 14.000 bambini sono stati arruolati in gruppi armati. In Colombia il numero dei bambini utilizzati dalle forze paramilitari risulta salito a circa 11.000 unità. Nelle favelas dell’ America Latina adolescenti e bambini costituiscono in molti casi la mano armata delle bande che si spartiscono il commercio della droga.
In OCCIDENTE paesi ricchi e democratici come Austria, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti continuano a tollerare nei loro eserciti l’arruolamento volontario di minori di 18 anni.
- Le cause all’origine del fenomeno
Se povertà e assenza di prospettive caratterizzano gran parte dei paesi coinvolti dal fenomeno dei bambini-soldato, molteplici altri fattori contribuiscono ad aggravare ulteriormente la situazione. L’assenza dell’apparato statale, di cui la mancanza di strutture scolastiche è uno dei simboli più evidenti, è spesso la conseguenza di anni di guerra o di devastanti conflitti interni.
Il cambiamento della natura della guerra, diventata prevalentemente etnica e religiosa, lo spostamento del suo asse nei Paesi in via di sviluppo in seguito alla fine della guerra fredda, il coinvolgimento della popolazione civile, le migrazioni e lo sradicamento territoriale sono spesso le premesse di situazioni locali che conducono i piccoli guerrieri sui campi di battaglia.
Strettamente connessa al fenomeno è anche la crescita della diffusione delle armi leggere. In continua proliferazione per il loro basso costo, kalashnikov, mitra, e fucili sono facilmente trasportabili ed utilizzabili anche da bambini, dopo soli pochi giorni di addestramento.
I ragazzi, inoltre, non chiedono paghe e si fanno indottrinare più facilmente di un adulto, affrontano il pericolo con maggior incoscienza (per esempio attraverso campi minati o intrufolandosi nei territori nemici come spie).
L’aumento della durata dei conflitti rende inoltre sempre più urgente trovare nuove reclute per rimpiazzare le perdite. Ciò spinge a ricorrere a ragazzi di età inferiore a quanto stabilito dalla legge, che vengono arruolati senza rispettare le procedure normali di reclutamento o perché non hanno documenti che dimostrino la loro vera età.
Una realtà dalle conseguenze devastanti
Per i ragazzi che sopravvivono alla guerra e non hanno riportato ferite o mutilazioni, le conseguenze sul piano fisico sono comunque gravi: denutrizione, malattie della pelle, patologie respiratorie, AIDS.
Permangono inoltre le ripercussioni psicologiche dovute al fatto di essere stati testimoni o aver commesso atrocità: senso di panico ed incubi possono perseguitare i ragazzi per anni.
Si aggiungano le conseguenze di carattere sociale: le difficoltà nell’inserirsi nuova-mente in famiglia e del riprendere gli studi spesso è tale che i ragazzi non riescono ad affrontarla. Le ragazze, dopo essere state nell’esercito, sono ripudiate dalla comunità di origine, non riescono a sposarsi e finiscono col diventare prostitute.
L’uso dei bambini-soldato ha ripercussioni anche sugli altri ragazzi che rimangono nell’area del conflitto, perché tutti diventano sospettabili in quanto potenzialmente nemici. Il rischio è che vengano uccisi, interrogati, fatti prigionieri.
Qualche volta i bambini soldato possono rappresentare un rischio anche per la popolazione civile in senso lato: in situazioni di tensione sono meno capaci di autocontrollo degli adulti e quindi in più ampia misura dal “grilletto facile”.
Per quanto molti Stati siano riluttanti ad ammetterlo, l’uso dei bambini-soldato può essere considerato come una forma di lavoro illegittimo per la natura pericolosa del lavoro. L’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIL) riconosce che “il concetto di età minima per l’ammissione all’impiego o lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui si svolge, porti un rischio per la salute, la sicurezza fisica o morale dei giovani, può essere applicata anche al coinvolgimento nei conflitti armati”. L’età minima, secondo la Convenzione n.138, corrisponde a 18 anni.
Ricerche ONU hanno mostrato come la maggior parte dei ragazzi che diventano soldati in tempo di guerra siano soggetti allo sfruttamento lavorativo in tempo di pace.
La maggioranza dei bambini-soldato appartiene a queste categorie:
separati dalle famiglie (orfani, rifugiati non accompagnati, figli di single)
provenienti da situazioni economiche o sociali svantaggiate (minoranze, ragazzi di strada, sfollati)
abitanti nelle zone “calde” del conflitto
Chi vive nei campi profughi è particolarmente a rischio di sfruttamento da parte di gruppi armati. Le famiglie e le comunità sono distrutte, i ragazzi sono abbandonati a se stessi e la situazione è di grande incertezza. I rifugiati sono così spesso alla mercé dei gruppi armati.
- Tutele giuridiche internazionali
I Protocolli Addizionali della Convenzione di Ginevra del 1949 (1977) stabiliscono a 15 anni l’età minima per il reclutamento nelle forze armate dello Stato e nei gruppi armati e per il coinvolgimento alle ostilità in conflitti armati internazionali o nazionali
La Convenzione internazionale sui diritti del bambino (1989) I bambini hanno diritto alla vita (art. 6), alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario (art. 24), il diritto di esprimere la propria opinione (art. 12), di avere un'istruzione (art. 28 e 29), quello di giocare (art. 31), e quello di essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso (art. 34).
Lo Statuto della Corte Penale Internazionale (1998) stabilisce che la Corte Penale avrà competenza sui crimini di guerra e che l’arruolamento di bambini e l’uso in combattimento di ragazzi al di sotto di 15 anni di età è un crimine di guerra
La Convenzione OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sulle peggiori forme di lavoro minorile (1999) introduce misure per proibire ed eliminare le peggiori forme di lavoro minorile, fra cui anche il reclutamento e l’arruolamento forzato di bambini negli eserciti
La Carta Africana sui Diritti e il Benessere del Bambino (1999) stabilisce che gli Stati devono prendere tutte le misure necessarie per evitare che minori di 18 anni prendano parte alle ostilità e non vengano arruolati
Il Protocollo Opzionale della Convenzione ONU per i Diritti del Bambino sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (2002) eleva a 18 anni l’età minima per partecipare direttamente alle ostilità o per essere arruolati in gruppi armati. Volontari possono essere reclutati negli eserciti a partire da 16 anni ma solo con particolari tutele
- Quali soluzioni?
Nonostante le disposizioni protettive del diritto internazionale umanitario, la tutela concreta dei minori di 18 anni contro il loro arruolamento e la loro partecipazione alle guerre del pianeta non è garantita.
Mentre appaiono sempre più evidenti i devastanti effetti degli investimenti militari realizzati a scapito di quelli sociali in diversi paesi del mondo così come le responsabilità occidentali riguardo il commercio di armi nei paesi in via di sviluppo, la risposta della cooperazione internazionale al fenomeno dei bambini soldato si è concentrata su programmi di Disarmo, Demobilitazione e Reinserimento sociale (DDR). Rivolti agli ex bambini-soldato durante e dopo il conflitto armato in un determinato paese, i singoli programmi consistono nel disarmo o nella consegna volontaria da parte dei ragazzi, nel loro congedo dai gruppi armati ai quali erano affiliati e nel loro reinserimento all’interno della società. Riunificazione familiare, ritorno a scuola, supporto psico-sociale per superare i traumi subiti sono gli strumenti di una ricostruzione di una “normalità” volta a favorire il recupero degli adolescenti.
La coalizione internazionale “Stop the use of child soldiers”, nata nel 1998 è oggi la più importante rete di organizzazioni umanitarie non governative che si interessa al fenomeno dei bambini-soldato (Amnesty International, Human Rights Watch, International Federation Terre des Hommes, International Save the Children Alliance, Jesuit Refugee Service, ONU, World Vision International). Presente in 35 paesi, oltre a sostenere progetti nazionali di recupero la coalizione cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione e fare pressione sui governi al fine di spingere il maggior numero possibile di Stati a ratificare le convenzioni internazionali sulla tutela dei diritti dell’infanzia.
Fra le altre iniziative e campagne sulla questione:
>“Control Arms”, rete internazionale di denuncia contro la diffusione incontrollata delle armi leggere e l’utilizzo in guerra dei bambini-soldato
>“Giornata del disarmo dei bambini” organizzata ogni 8 dicembre dalla fondazione Mago Sales in diverse piazze d’Italia. In questa occasione i bambini sono invitati a deporre simbolicamente le proprie armi giocattolo in cambio di una bacchetta magica come simbolo di pace.
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